Creatività

Louis Bertagna, lo “psichiatra degli artisti”

“Genio e sregolatezza”. I romantici ne fecero un mito. Ma già Aristotele si interrogava sul ricorrere abbinato di talento e squilibrio, almeno dell’umore, e Marsilio Ficino in pieno Rinascimento esaltava i dannati della duplice melanconia come benedetti figli di Saturno, votati a esperire i vertici dei cieli e degli abissi.

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Al tempo dello spleen anche un medico si applicò al fenomeno per la prima volta in modo sistematico. 

Fu Cesare Lombroso, scatenando clamore e un filone di studi col suo Genio e Follia (1864) in cui definiva il genio tout court una “psicosi degenerativa del gruppo epilettico” e invitava a non invidiarne, bensì a compatirne la brillantezza in quanto luce di povere “stelle cadenti”.


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“Tara ereditaria” definì anche quello che, all’epoca soprattutto, appariva supremo dono: ed è su questa traccia – della possibile trasmissione genetica della creatività in associazione con disturbi affettivi – che si sono mossi diversi psichiatri in tempi recenti.

Nancy Andreasen dello Iowa ha condotto studi diretti su molti scrittori viventi e sui loro familiari.
Kay Jamison è un’altra studiosa del fenomeno, cui ha dedicato il libro "Toccati dal fuoco" dove tra l’altro ricostruisce la genealogia – ricca di psicopatici e di suicidi – di molti artisti “maledetti”. I più colpiti dalla “pazzia” (per quasi tutti si tratta del disturbo bipolare) a lei risultano i poeti.
Alla categoria degli artisti la Jamison, che è presidente della Fondazione per la malattia maniaco – depressiva, accosta  (come già Aristotele) i grandi leader politici e i geni militari, anch’essi spesso in bilico tra depressione e mania.

L’ispirazione, la visione grandiosa e lungimirante è in loro “l’equivalente della creatività negli artisti”, scrive; e ricorda il bipolare Cromwell, il ciclotimico Churchill, l’ipomaniacale Mussolini, le devastanti cadute depressive di Lincoln.

Perché questo accada è tuttora mistero: un solo gene trasmette sia il genio sia la sregolatezza umorale oppure si tratta di un semplice “concomitare”, di due eredità diverse e parallele? 

O ancora, come osserva Giovanni B. Cassano, “si può pensare che il bipolare esperimenti una gamma così vasta di emozioni – passando dal tormento e dall’introspezione sottile della fase depressiva allo slancio vitale ed esaltante della fase maniacale – che la sua sensibilità ne risulta affinata, la varietà aumentata, l’intensità delle percezioni profondamente acuita. Quando siffatte caratteristiche occorrono in una persona dotata anche di ingegno e di doti espressive artistiche, ecco allora il più facile prodursi dell’opera d’arte"

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Nell’incertezza del dato genetico Louis Bertagna – noto in Francia come lo psichiatra degli artisti per i moltissimi scrittori, poeti, musicisti avuti in cura – preferisce ricorrere alla suggestione di un immagine.

“Il cervello è una macchina – dice – e più una macchina è sofisticata, più è fragile. Se lei prende un auto normale, va sempre. Se prende una Ferrari, deve poter contare sempre su un buon meccanico. Se poi saliamo alla Formula 1, ci vogliono venti meccanici per far correre tre ore la macchina, che poi va in panne.

Ecco: i veri creativi, i geni artistici, vanno facilmente in panne”.

Potenza e fragilità del cervello.
In fondo- aggiunge Bertagna – chi non è nevrotico non ha bisogno di creare, ha già tanto: può godere la vita e anche di quello che hanno creato gli altri.
La sua tesi, basata sull’esperienza,  è che di fatto non esiste un solo essere eccezionale che non faccia almeno una depressione.

Commenti   

#1 anderson sued 2018-11-19 05:01
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