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Cure alternative
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Scritto da Mabiem   
Giovedì 16 Settembre 2010 17:59

 

Qualsiasi cura si decida di intraprendere un cosa è certa e comune a tutte:

 

 Ogni azione terapeutica , anche e soprattutto per le cure alternative, deve avvenire sotto diretta responsabilità e sorveglianza di personale sanitario in possesso di specifico titolo legalmente valido.

Oggi esistono manuali del fai da te per tutti i gusti, ne potete trovare anche molti sulla salute ma  non fate  l'errore di potervi autogestire. Si possono leggere e si può fare l'errore di aver compreso appieno la materia e autoprescriversi i rimedi, senza alcun consulto con persona specializzata nel campo.

Questo è, ad esempio, ciò che fa compiere il detto di Ippocrate:

“Che i tuoi alimenti siano la tua medicina”.
 

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Settembre 2010 15:11
 
Psichiatria ortomolecolare PDF Stampa E-mail
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Scritto da Webmaster   
Mercoledì 15 Settembre 2010 17:08
Il Dottor Hoffer è affiliato all'Istituto per le ricerche biosociali Huxley, ed è l'editore del Giornale della Psichiatria Ortomolecolare (Journal of Orthomolecular Psychiatry)


La Psichiatria Ortomolecolare è una delle due branche della psichiatria che utilizza terapie chimiche per la schizofrenia. L'altro ramo si chiama psichiatria tossicomolecolare. Ci sono vaste differenze concettuali tra le due correnti e grandi differenze d'efficacia per il paziente. La psichiatria tossicomolecolare permette l'utilizzo di dosi sub-letali di sostanze che normalmente non si trovano nel corpo umano. L'uso di queste sostanze non ha dato risultati apprezzabilmente migliori di quelli riscontrati normalmente, cioè senza alcun trattamento. Dall'altra parte però le conseguenze per i pazienti in termini di perdita della loro capacità lavorativa e di danni irreversibili dovuti alla tossicità dei medicinali sono enormi. Alcuni farmaci vengono utilizzati per trattare la schizofrenia e altri farmaci ancora servono per trattare gli effetti collaterali dei primi. Con questo metodo, un farmaco viene promosso e richiesto per il mantenimento dei pazienti. La psichiatria moderna, generalmente utilizza in modo esclusivo questo approccio farmacologico.

La psichiatria ortomolecolare, d'altro canto, utilizza un vero e proprio sistema di trattamento, senza fissarsi su di un farmaco o su di una sostanza chimica. Al paziente schizofrenico viene dato una quantità ottimale di sostanze necessarie per la nutrizione e il funzionamento ottimale - vitamine, minerali, grassi, carboidrati e aminoacidi. Il programma ortomolecolare richiede la piena partecipazione del paziente nel cambiare il suo stile di vita e l'abbandono di abitudini alimentari sbagliate. Questi principi di nutrizione sana sono inerenti al programma, incluso una dieta che fornisca alti valori nutritivi ad ogni individuo, evitando comunque l'assunzione di cibi allergenici. In molti casi, sono necessari alti dosaggi di fattori essenziali, ed infine i pazienti vengono mantenuti in un normale stato con l'aiuto della sola terapia nutrizionale. Questi pazienti hanno una buona resistenza alle ricadute, molto superiore a quella dei pazienti trattati con i soli farmaci.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Aprile 2012 13:18
 
Trattamento ortomolecolare del disturbo bipolare PDF Stampa E-mail
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Scritto da Webmaster   
Mercoledì 25 Aprile 2012 13:10
Introduzione

 

Molte persone mi hanno chiesto se ho mai scritto sulla psicosi bipolare e il suo trattamento ortomolecolare. Non l'ho fatto, soprattutto perché mi sono concentrato sulla schizofrenia. Abbiamo iniziato il nostro programma di ricerca a Saskatchewan nel 1952 e abbiamo scoperto che i risultati di qualsiasi programma di trattamento per i pazienti migliorava molto se includeva le dosi ottimali di vitamina B3. Non abbiamo esplorato l'uso di questa vitamina per i maniaco-depressivi, come si chiamavano allora, perché era una diversa categoria di malattia.
Nel corso degli anni, la distinzione tra psicosi maniaco-depressiva e schizofrenia è gradualmente svanito, e ora sono convinto che sono due forme della pellagra. la Pellagra è causata da una carenza di vitamina B3 nella dieta delle persone che hanno esigenze normali per questa vitamina, e tali malattie psicotiche gravi sono le carenze di vitamina stessa a causa di fattori interni che generano una maggiore necessità di essa. Quando la carenza è principalmente nella dieta, si chiama una carenza, quando il bisogno è il risultato di un problema biochimico nel corpo, è chiamato una dipendenza. Le psicosi in entrambe le condizioni sono identiche (Hoffer 1967, 2006). Logicamente, queste psicosi dovrebbero essere chiamate pellagra, di tipo schizofrenico, pellagra, tipo schizoaffettivo, o pellagra, di tipo bipolare.
In questo articolo, proporrò che ci sia un continuum tra maniaco-depressiva (di seguito denominato bipolare) e la schizofrenia, con una sindrome intermedia chiamata psicosi schizoaffettiva. Io suggerisco che un paziente bipolare che non ha subito modifiche percettive anche in fase maniacale differisce da uno schizofrenico nell'ossidazione dell'adrenalina in adrenocromo. Se c'è un eccesso di adrenalina, questo può essere un fattore causale per lo stato maniacale se l'adrenalina non viene convertito in adrenocromo. Se lo stato maniacale è caratterizzato da alterazioni percettive (illusioni e allucinazioni sensoriali) e disturbi del pensiero, più adrenalina è stato ossidata in adrenocromo. Ci sono diversi derivati, ossidati delle catecolamine come ad esempio dopachrome dalla dopamina, né-adrenocromo da noradrenalina.
Quando uso il termine adrenocromo, mi riferisco a uno o tutti questi derivati ossidati. C'è un continuum da nessuna conversione o conversione molto piccola di adrenalina in adrenocromo nei pazienti bipolari, a più conversione nello stato schizoaffettivo, per arrivare a molto di più nello stato schizofrenico.
 
Medicina alternativa (un punto di vista ) PDF Stampa E-mail
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Scritto da G80   
Martedì 07 Settembre 2010 01:27

Gran parte delle persone che ci scrivono a favore di questa o quella terapia alternativa dimostrano una scarsa cultura, ma soprattutto sono carenti di quella mentalità scientifica che consente di tentare di comprendere la realtà nei dettagli. La scienza non spiega tutto, è vero, ma cercare di spiegare tutto con teorie fantasiose e non provate è molto ingenuo.

Disorientati fra le moltissime voci che parlano di salute, molti ci chiediamo: "a chi credere?".
Non si può rispondere a questa domanda senza aver capito quali siano le posizioni e come si possano classificare i personaggi che s'incontrano.

Infatti quattro sono gli atteggiamenti di fronte alla realtà esterna e al tentativo di interpretarla.
Il filosofo della scienza (campo: filosofia) - È colui che si preoccupa soprattutto di costruire una teoria razionale con cui spiegare i fenomeni che studia. Deduce leggi a partire da una teoria. Non gli interessa che la teoria sia dimostrata, ma piuttosto che sia coerente. I più concreti tentano di applicare anche le loro teorie per ricavarne qualche utilità. Esempi sono le interpretazioni sulla nascita dell'universo e, in campo salutistico, molte discipline alternative orientali (ayurveda, agopuntura, reiki ecc.). Le basi di queste discipline sono entità filosofiche che nessuno ha mai visto, né l'adepto si propone di ricercare sperimentalmente.
L'osservatore (campo: osservazione) - È colui che osserva la realtà sperando di ricavarne leggi generali. Deduce leggi a partire dalle osservazioni personali o della sua scuola. Il campo delle sue osservazioni può essere scelto in base a ricerche proprie o di altri o in base a realtà scientifiche consolidate. L'osservatore non si pone il problema di capire perché un dato fenomeno avviene (o, meglio, questa preoccupazione è secondaria), piuttosto raffina tutti gli strumenti per "vedere" sempre meglio. Esempio di osservatori sono molti economisti che propongono modelli di sviluppo osservando cosa succede nella società. In campo medico l'omeopatia è un fenomeno di osservazione che successivamente è stato oggetto anche di ricerca.
Il ricercatore (campo: ricerca) - È colui che effettua esperimenti che hanno una tesi ben precisa da dimostrare.  Il ricercatore deduce leggi a partire da esperimenti personali (o del suo gruppo). I risultati a cui giunge vengono dati in pasto alla comunità scientifica perché diventino scienza.
Lo scienziato (campo: scienza) - È colui che si preoccupa di arrivare a leggi oggettive; partendo dalla ricerca, la supera facendo diventare ripetibili gli esperimenti. Se un esperimento è confermato a prescindere dal gruppo che lo ha eseguito, diventa una verità scientifica (non del tutto assoluta comunque... diciamo, una verità valida per le conoscenze dell'epoca, in altri termini una verità convenzionale).
Invitiamo pertanto ad affrontare i problemi con razionalità e preparazione.

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Aprile 2012 13:19
 
Omeopatia unicista e DB PDF Stampa E-mail
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Scritto da Webmaster   
Lunedì 15 Febbraio 2010 15:50

Omeopatia unicista e disturbo bipolare

Il disturbo bipolare rientra nel rango delle malattie croniche che, secondo la medicina tradizionale, sarebbero inguaribili e che richiedono l'uso a vita di adeguate terapie farmacologiche, sia nelle fasi acute che nei periodi di benessere.
Per quanto si senta dire che questo disturbo venga efficacemente "curato" dalla medicina tradizionale è bene fare alcune considerazioni:

  • la terapia farmacologica, anche se continuativa, non esclude affatto l'eventualità di possibili ricadute;
  • la terapia farmacologica non guarisce dalla malattia, possiamo dire al massimo che riesce (in maniera più o meno efficace) a controllarla;
  • i pazienti che si rivolgono all'omeopatia lo fanno in genere sia perchè sentono gli effetti collaterali, spesso importanti, dei farmaci che assumono, sia perchè si rendono conto che il farmaco non aiuta a risolvere il loro problema (= guarire la persona) ma si limita a tenere sotto controllo in maniera sintomatica una situazione che è comunque destinata a rimanere tale e quale senza nessuna prospettiva di vera guarigione.

 

Il pensiero di Hahnemann (fondatore dell'omeopatia) è ben diverso.
La corretta terapia omeopatica ha un'azione profonda che mira alla risoluzione spontanea della malattia e al mantenimento dello stato di benessere generale della persona sia per quanto riguarda l'aspetto psicologico che quello fisico/costituzionale. L'obiettivo rimane certamente quello di far star bene il paziente diminuendo il più possibile l'uso di farmaci.
Si tratta di un percorso complesso in cui il paziente dev'essere veramente motivato a "cambiare strada" e spesso si ritrova abbandonato, criticato e a volte persino aggredito verbalmente sia dai familiari che dai conoscenti che non riescono/vogliono accettare la sua decisione..

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Novembre 2010 12:22
 
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